POETICA

La ricerca di Rita Chessa, negli ultimi tre anni riflette sul doppio paesaggio, sulla doppia natura, sulla messa in scena dell’immaginario visivo, in rapporto tra corpo e territorio. Autoscatto e l’uso della fotografia come replica del reale e di sé stessa, in un costante ragionamento, reinvenzione e contestualizzazione dell’immagine chiamata in causa. Un gioco di rimandi tra presente e storia, tra finzione e realtà. Il doppio paesaggio, quello geografico comunemente inteso e quello proiettato o inventato. Il corpo che come il territorio, nel quale quella donna è cresciuta e nel quale ha dato forma ai suoi gesti, sembra abbia perso le forze, essersi assopito e lei con esso, nella noncuranza, nella disattenzione, nella nostalgia, aspettando che la quotidianità riassorba ogni fragilità mortale e faccia emergere nuovi germogli di resistenza.
La scelta degli scatti presentata per questo concorso è svincolata da un’idea di portfolio classicamente inteso. Si tratta piuttosto del risultato di un ciclo continuo di studio che riassume una ricerca sui contorni del femminile nella suamisteriosa capacità di generare, subire, accogliere, sottrarre, attendere.

Nello specifico i lavori più significativi:
Il ciclo – Saluti dal mare - (2009 trittico, 3 scatti digitali cm 70×100) gioca su un rovesciamento del concetto di cartolina, di turismo, del bel vedere, ragionando su una geografia interiore di chi nasce su un’isola e cerca di ritrovare, nel quotidiano, l’andamento e la materia di cui si compone il mare.
Il ciclo – Grand tour – (2011, 5 scatti digitali, cm 50 x 70) è un balzo nella storia dell’arte, tra i paesaggi del rinascimento italiano e i primi presagi di romantica decadenza ottocentesca, fino ai nostri giorni dove l’abbandono del territorio confina con l’orizzonte ridotto e sguardi miopi.
Il video – Sassi – (2011, di cui alcune foto frammenti) è un lavoro composto da tre momenti . Tre gesti nati da una cultura nella quale è facile imbattersi in metodi di tortura, di attacco o difesa verso donne, uomini, animali. Tre azioni per prendere tempo rispetto alla tentazione di un atto fisico violento, osceno, scioccante.
Il ciclo – Interno mediterraneo - (2012, 3 scatti digitali, cm 100 x 70) ha un riferimento pittorico quattrocentesco più mirato (Piero della Francesca). Una ricerca sulla luce dell’attesa e sul naturale passaggio della morte.
Il ciclo – Nature morenti - (2013, 3 scatti digitali, cm 50 x 70)è un incontro tra il genere della vanitas seicentesca, la sospensione del sonno fiabesco.
Il ciclo – Evergreen - ( video, di cui una foto frammento) è ancora in fase di elaborazione. Il primo risultato è un video. Un concentrato di precedenti ricerche sul corpo. Il segnale di allarme e difesa di un corpo che perde le foglie perché la sua cultura dimentica il ritmo biologico e cede alla tentazione della vita intramontabile.